Adelita, o della zanahoria loca

scritto da woodenship
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Un racconto ch'è più ancora un viaggio
- Nota dell'autore woodenship

Testo: Adelita, o della zanahoria loca
di woodenship

Conoscevo già quell’accozzaglia di capanne, una sull’altra, che veniva denominato casa de huespedes a Panajachel sul lago Atitlan(Guatemala), villaggio meglio conosciuto col nome di gringotenango(città dei gringos) dagli indigeni del luogo. C’ero già stato di passaggio per il Nicaragua. Quella sera in cui conobbi Adelita, ero di ritorno proprio dal Nicaragua. Sicuramente una casualità, ma è anche vero che ci sono luoghi in cui le cose avvengono perché sei arrivato lì, in quel dato momento e in quella precisa condizione psicologica. Sono posti strani, in cui l’energia che risiede nelle viscere della terra, sembra prendere il sopravvento sulle persone e gli eventi che le coinvolgono.

Appena giunto in camera, stanco del viaggio e delle emozioni del giorno, mi ero buttato sulla branda, rimanendo fulminato dal sonno. Ad un certo punto della serata, fui risvegliato da un baccano infernale: dalla camera più in basso(io stavo al secondo piano e ultimo) giungevano risate sguaiate e sbattere di porte, a tratti urla ed insulti feroci tipici dei messicani, anche quando scherzano. Avevo una voglia matta di scendere giù a dirgliene quattro. Ma furono loro a venire da me, a bussare alla porta. Mi alzai sacramentando ed andai ad aprire: c’era lei. Mi chiese se avevo una sigaretta. Non la mandai a quel paese perché, nonostante avesse un’aria da brigante, sprizzava simpatia da tutti i pori. Le diedi qualche sigaretta. Rinchiusi la porta, tornandomene a letto.

Il baccano non cessava. Allora uscii sulla balconata. Nella camera d’angolo al piano di sotto si faceva fiesta. La ragazza di prima si affacciò e mi disse di scendere. Già che dormire era impossibile, seguii il consiglio. Erano tre artigiane girovaghe. Producevano collane, bracciali, anelli, poi rivedendo il prodotto per strade e piazze. Non riuscii mai a capire che ci facessero lì in Guatemala, l’una diversa dall’altra: Astrid alemana(tedesca) e studentessa spiantata viaggiatrice solitaria, fino all’incontro con le altre due messicane: Adelita, odontoiatra dalla famiglia di maestri elementari; in ultimo Rocio, la più enigmatica dalle origini sconosciute. Tutte e tre si “litigavano” amorevolmente in modo furioso, dando di fondo allo slang tipico di chi vive la strada.

Comunque fu un amore a prima vista: rapito dai suoi occhi color caffè, luccicanti innocenza e vitalità infantile; divertito dalla naturale noncuranza del gesto, con cui tirava su la spallina della canotta, che insisteva a scivolare giù, mettendone in mostra il seno piccolo ma ben fatto, mi lasciai andare ai fumi della nottata, assieme ad altri due tizi, Carlos messicano e Marcus svizzero di Ginevra. Si scherzava, ci si scambiava esperienze di viaggio, si beveva e fumava. Così seppi che erano turiste squattrinate, un po’ come me del resto.

Quando fu proprio tardi, mollai la compagnia, ritornadomene in camera mia un po’ rintronato. Non passarono che pochi minuti. Sentii bussare alla porta . Aprii: era di nuovo Adelita. Capii che avrebbe passato la notte con me.

Adelita, o della zanahoria loca testo di woodenship
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